Plutocratica Sicumera

Il fumetto da un punto di vista autorevole: il mio

Plutocratiche Interviste – Francesco Guarnaccia su Iperurania (2018, BAO Publishing)

Il 2018 è in fondo appena iniziato, ma tra gli esordi dell’anno mi sento di voler sponsorizzare un giovane autore già conosciuto a chi ha un po’ di dimestichezza con le autoproduzioni. Sto parlando di Francesco Guarnaccia, 24 anni, da tempo militante nel collettivo di autori Mammaiuto, nel 2015 si è guadagnato una menzione del Gran Guinigi grazie all’albetto From Here to Eternity e negli ultimi anni è apparso qua e là firmando storie e copertine (principalmente per pubblicazioni di altri collettivi), abituando tutti i nostri occhi al suo stile di disegno e di colouring frizzante.

Iperurania è il volume che sancisce l’ingresso di Francesco Guarnaccia nell’editoria del fumetto “ufficiale”, un titolo che ha catturato il mio interesse sin dall’annuncio su Preview: grazie a BAO Publishing ho potuto leggerlo in anteprima e incontrare Francesco, che ha risposto ad alcune curiosità.

Iperurania di Francesco Guarnaccia

Partiamo dall’inizio: come nasce Iperurania?

Iperurania nasce dalla volontà di raccontare quella che è la sindrome dell’impostore partendo da un’esperienza personale con questo tipo di disagio, che però nel mio caso si è manifestato senza mettermi in particolare difficoltà. La domanda che mi sono fatto è stata: cosa succede nel momento in cui questo stato d’animo diventa invasivo a tal punto da cambiare la vita di una persona?
Non mi sono documentato dal punto di vista psicologico e non ho la pretesa di aver trattato la sindrome in modo scientificamente corretto: semplicemente mi sono basato sulla mia esperienza personale, anche per quel che riguarda le amicizie, su cui comunque è in grado di incidere moltissimo.

E hai scelto un genere un po’ insolito, la fantascienza

La fantascienza è da sempre uno dei miei generi preferiti, ho dato sfogo a tutte le ispirazioni accumulate con letture, film, serie TV, anime e videogiochi. Tutto quello che ho fatto mio è concentrato qui dentro. È un genere che ti permette di fare moltissimo e trattare argomenti molto reali, oltre che attuali, sicuramente molto più del fantasy, e si è rivelato lo sbocco giusto per creare questa storia. Devo dire poi che anche il cyberpunk è stato molto d’aiuto, anche se le atmosfere non raggiungono mai livelli così cupi: essendo molto distante dalla natura, l’ho utilizzato soprattutto nelle ambientazioni della città notturna, con tutte quelle luci al neon. Volevo che il posto abitato dai personaggi fosse il più distante possibile dalla caratterizzazione del pianeta Iperurania, e ciò spiega anche perché ne sono così ossessionati. Iperurania è una sorta di fuga da una quotidianità artificiale e metallica.

 

Ti sei ispirato a qualcosa di particolare per la caratterizzazione del pianeta Iperurania?

In realtà Iperurania è uno strumento narrativo: avevo bisogno di qualcosa che fosse una forte attrattiva per creare una società ossessionata e fare in modo che Bun, il protagonista, potesse diventare famoso in un lampo senza apparente merito. Era da un po’ che mi venivano fuori dalla matita queste forme tentacolari e mi sono trovato particolarmente bene a usarle perché se ci fai caso a lungo andare sono un po’ inquietanti, perfette per essere trasportate nella mente del protagonista e farne il simbolo della sua paranoia. Pensa che all’inizio il pianeta non aveva nemmeno un nome!

 

Bun è uno shooting star, cioè un fotografo, anzi un fotonauta, come lo definisci in una delle prime pagine: come mai hai scelto proprio la fotografia?

Innanzitutto perché la fotografia può essere molto d’azione, pensa ad esempio ai fotoreporter. Dall’altro lato, però, richiede una certa preparazione e concentrazione che poi si risolve tutto in una frazione di secondo, il momento dello scatto. Mi piaceva l’idea che i personaggi dovessero muoversi e rischiare. Inoltre, volevo una componente un po’ più action che doveva andare a bilanciare la parte di paturnie di Bun!
Le foto sono scattate solo su pellicola e ho giustificato questa cosa in due modi: perché su Iperurania non funzionano i dispositivi a tutto schermo, e poi perché essendo in un futuro lontano ed essendo già oggi i file digitali facilmente manipolabili scattare su carta istantanea, tipo polaroid, limiterebbe tutte le possibilità di alterazione. In fondo in passato le foto a Iperurania venivano scattate per ragioni di studio e ricerca: questa cosa è rimasta anche nel momento in cui questa attività diventa uno svago e soprattutto una competizione.
Tra l’altro, il primo titolo del libro doveva essere Negativo, proprio perché doveva avere a che fare con la fotografia: l’idea era quella di uno scenario apparentemente bello e felice, ma con qualcosa di sbagliato, come una foto bella, però in negativo.

 

I protagonisti abitano su una sorta di colonia spaziale inizialmente riservata solo agli studiosi di Iperurania, poi diventata un paese. Possiamo definirla una storia di provincia?

Assolutamente sì, infatti in una precedente stesura del fumetto c’era un momento in cui uno dei personaggi diceva quanti abitanti aveva la stazione. L’ho poi eliminato perché era troppo didascalico e non serviva a niente, però era esattamente il numero di abitanti di Pisa.

 

Parlami invece del tuo stile, quali sono le tue influenze?

Le più evidenti a mio avviso sono Tuono Pettinato, anche se ultimamente si nota di meno, Bryan O’Malley con il suo Scott Pilgrim, il gruppo di autori inglesi sotto l’ala della Nobrow come Luke Pearson e un certo stile di animazione, penso per esempio a Cartoon Network e prodotti come Adventure Time oppure Gravity Falls.

 

Il tuo colouring quanto deve all’animazione?

Il tipo di colore e la palette molto, mentre per quel che riguarda la colorazione in sé no: c’è stato un momento in cui ho provato a colorare come nei cartoni animati, ma mi sono reso subito conto che non si possono fare dei fumetti con quel tipo di colorazione perché funzionano proprio in modo diverso. Nell’animazione serve poco outline, ma se avessi fatto solo i contorni avrei appiattito tutto e non sarei riuscito a direzionare lo sguardo del lettore, quindi ho reintrodotto il nero, soprattutto il tratteggio.
Sulla scelta della palette sono andato molto a tentativi, ma devo ammettere che per me avviene sempre così, apro il riquadro di PhotoShop e comincio ad accostare i colori in base a come li devo utilizzare. Il colore per me è molto narrativo, molto legato alle vicende della storia.

Una cosa di cui mi sono pentito è stato fare un livello di dettaglio superiore al mio standard perché poi disegnarle tutte le volte…!

 

Hai realizzato tutto in digitale?

Sì, tutto digitale, tranne un pezzo di storyboard fatto a mano. L’esperienza di fare un libro di 190 pagine in digitale è abbastanza formativa, devo dire. Una cosa che ho imparato è che se lavori in digitale hai bisogno di stampare molto perché dopo un po’ perdi completamente il contatto con le dimensioni effettive dei tuoi file, non sai mai di che dimensione sono le cose. Io stampavo di volta in volta un tot pagine per ricontrollare. Mi è un po’ mancato l’analogico.

 

Se dovessi disegnare in analogico che strumentazione sceglieresti?

Faccio molti tentativi, credo che alla fine per inchiostrare utilizzerei sempre un pennarello. Per quel che riguarda i colori proprio non saprei, non li ho mai fatto a mano. Forse sceglierei degli acquerelli, ma non ne sono sicuro.

 

Hai già idee per un prossimo libro o progetti che vorresti portare avanti?

Sì, ho già in mente alcuni progetti per altri libri, talmente tanti che a un certo punto verrò a patti con la possibilità di non essere io a disegnarle. Mi piacerebbe molto imparare a scrivere per gli altri, penso che farò delle piccole prove, magari con qualche storia breve. Ci tempo molto però a riprendere e concludere Cavaliere Inservente su Mammaiuto.

 

Vorresti indicare tre titoli utili per capire meglio Iperurania?

Certo! Allora, innanzitutto Fooly Cooly, un anime del 2000 prodotto dallo Studio Gainax, che io adoro a cui devo tantissimo a livello di cifra stilistica del racconto; poi Everything We Miss di Luke Pearson, pubblicato appunto dalla Nobrow; infine, Planetes, una serie manga della fine degli anni Novanta da cui è stato tratto un anime.

 

Iperurania di Francesco Guarnaccia
BAO Publishing, Aprile 2018
Volume a colori di 21 x 27, cartonato
192 pagine per 23 €
Ebook disponibile al prezzo di 10,99 €

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