Plutocratica Sicumera

Il fumetto da un punto di vista autorevole: il mio

Plutocratiche Interviste – Lorenzo Palloni e Martoz su Instantly Elsewhere (2018, Shockdom)

Lorenzo Palloni, Martoz, Francesco Guarnaccia e Tito Faraci ai microfoni di Tizzoni d'inferno #70
Lorenzo Palloni, Martoz e Francesco Guarnaccia ai microfoni di Tizzoni d’inferno, foto di Ugo Galassi

Quando ho deciso di aprire un sito per Plutocratica Sicumera l’idea principale che mi muoveva era la possibilità di inventare degli speciali da dedicare a realtà e autori che apprezzavo. Ho quindi stilato una super lista di argomenti, in mezzo alla quale figurava anche Martoz, che mi piaceva molto e che avevo conosciuto di persona, dandogli finalmente un volto e una fisicità, durante l’ultima edizione della Bologna Children’s Book Fair.

Qualche mese fa, poi, incappo nell’annuncio editoriale di un fumetto disegnato da Martoz e sceneggiato da Lorenzo Palloni, altro nome che stavo seguendo con interesse soprattutto attraverso il collettivo Mammaiuto (di cui fa parte anche Francesco Guarnaccia). Il fumetto è Instantly Elsewhere, uscito per Shockdom a fine Ottobre.
Nel frattempo, grazie alla folle visione degli amici di Querty, ero diventata co-conduttrice di Tizzoni d’inferno, il podcast sul fumetto ideato e condotto da Tito Faraci. Insomma, sembrava che gli astri si stessero allineando per permettermi di blaterare di fumetti con ogni mezzo e tecnologia.

È andata che Lorenzo Palloni e Martoz hanno accettato il mio invito e sono stati ospiti della puntata #70 di Tizzoni d’inferno, durante la quale hanno potuto raccontare una parte della genesi di Instantly Elsewhere. Io avevo talmente tante altre curiosità da chiedere loro che ho deciso di approfondire e il risultato è questa divertentissima doppia intervista.

Lorenzo Palloni ai microfoni di Tizzoni d'inferno #70
Lorenzo Palloni durante la registrazione di Tizzoni d’inferno

Martoz, quanto ci hai messo a disegnare 200 tavole di fumetto?

Lorenzo Palloni: Troppo. (Scherzo ❤️)

Martoz: È difficile quantificare il tempo di gestazione di un’opera che è partita anni fa e ha avuto un percorso travagliato. C’è stato il passaggio di Spaceman, con il crowdfunding e poi la ricerca di un nuovo editore. Potremmo dire, in maniera generica, che la realizzazione delle tavole ha richiesto qualche mese e siamo soliti dire che il fumetto è il risultato di un anno di lavoro.

Durante la presentazione in Funside, sentivo dire a Lorenzo di «stare nei bordi». A parte alcune tavole costruite in modo particolare, tutto sommato mi sembra che Martoz sia uno che solitamente sta all’interno dei bordi delle vignette e non solo: sta nei “bordi” (outline, chiamalo un po’ come vuoi) anche quando colora! Era una battuta tra di voi? Me la volete spiegare?

LP: Un inside joke fra me e Ale: mi piacerebbe “ingabbiarlo” ulteriormente per il prossimo libro che potremmo fare insieme, e gliel’ho detto papale papale. La mia filosofia è: più limiti ti poni, più stimoli avrai. La mente cerca sempre nuove soluzioni per scappare dalle gabbie imposte, creando cose nuove e sempre più potenti. Già con Instantly Elsewhere, graficamente parlando, Ale ha superato se stesso, secondo me. Pensa cosa potrebbe fare se aumentassi gli ostacoli!

M: Lorenzo è uno scienziato pazzo e mi tratta come la sua scimmia da laboratorio! ❤️ Ha apprezzato il mio sforzo, di crescita ed evoluzione, compiuto nella lavorazione di quest’opera. Penso, dunque, che sia curioso di vedere cosa succede se ci spingiamo ancora più in là.
Anche io penso che dovremmo fare qualcosa di ancora diverso, ma non credo che l’unica via verso cui tendere sia una maggiore rigidità, una prigionia per il segno selvaggio. Mi ritengo abbastanza eclettico, pur nella ridotta gamma di stili (o atteggiamenti) che ho utilizzato finora e desidero spaziare ancora. La direzione in cui andare si deciderà in base alla storia che realizzeremo. Penso anche io che i limiti siano stimolanti, ma il pericolo nell’esagerare è di snaturare troppo il segno, potrebbe essere controproducente.

A proposito del colore: com’è che tu, Martoz, solitamente imposti il suo lavoro? In questo caso, hai utilizzato dei codici colore in base a emozioni e/o momenti, oppure hai visto le tavole finite e hai detto: «ma ‘sta tavola è meglio gialla e verde anziché rosa e blu»?

LP: Con questa domanda ti sei infilata in un ginepraio, sappilo…

M: La risposta migliore è semplicemente: ci metto un sacco a colorare.
Passo molto tempo a cambiare colori fino a quando l’equilibrio del totale mi convince, è un discorso molto complesso… I colori aiutano a comprendere la successione delle scene, la percezione dei luoghi, il significato emotivo degli avvenimenti e così via. Certe volte mi vedo costretto a usare colori “brutti” per arrivare a un certo risultato. All’inizio è stata una prova di coraggio, poi ho capito quanto è importante.

Il fatto che fosse tutto sommato fantascienza ha influito sulla scelta della palette a colori?

LP: Vediamo che risponde il pagliaccio… 🤡

M: Sì, anche se in parte la scelta delle palette avviene intuitivamente, i colori li scelgo in base a tutte le coordinate della storia. Il fatto che non fosse una storia realistica mi ha tranquillizzato, mi ha dato il permesso di usare contrasti irreali in certi frangenti.

Lorenzo, tu hai mai avuto qualcosa da dire o da ridire sulla colorazione?

LP: Ti dico solo due parole: «Logo Shockdom». Ale ha insistito perché avesse un colore, io perché ne avesse un altro. Ha vinto lui. Gliel’ho già detto che quando morirò tornerò sotto forma di spettro per assillarlo e fargliela pagare. Per il resto, ogni pagina che mi arrivava era esattamente quello che mi aspettavo. Ale con i colori è un mostro vero.

M: «Bravissimo, Martoz, bravissimo!»

Lorenzo, hai invece mai avuto qualcosa da dire o ridire sul lavoro di Martoz nel complesso? Tipo chiedergli di ridisegnare alcune scene perché non ti convincevano?

LP: E come facevo? Mi è arrivato il libro finito!
Scherzi a parte, era importante che Ale avesse libertà al 100%… O che credesse di averla! Non ho avuto niente da ridire, in nessun caso, è fumetto ad alti livelli e ha espresso tutto quello che credevo potesse fare, e molto di più. Ale introietta i personaggi e le scene, le rimastica e le ributta su carta con una coerenza tale che non puoi toccare niente senza demolire tutto.

M: Rispondo anche io! Ho avuto grande libertà, penso che ogni sceneggiatore debba fare i conti con le follie del disegnatore, quando questo non è un semplice artigiano… Lorenzo è stato molto flessibile, abbiamo sempre avuto un confronto democratico e tranquillo. Devo dire che quello che dice Lorenzo è vero, in alcuni casi una correzione avrebbe richiesto la rielaborazione di intere scene (rifare tante tavole), quindi non è stato facile rapportarsi con me, sono il classico cane da caccia che scompare tutto il pomeriggio e poi la notte riappare con la preda… In generale, però, sono sempre stato aperto a osservazioni, consigli e vincoli. Penso di essermi messo in gioco, poi l’alchimia tra autori ha fatto il resto nel riempire i buchi.

Come mai avete deciso di non utilizzare il modo di letterare di Martoz?

LP: Perché non avevamo tempo! Ale ha passato (giustamente) più tempo sulle tavole e siamo arrivati corti sulla consegna. Oltretutto, c’era anche il fatto che è un libro pieno di parole, gli ci sarebbe voluta una vita a letterare tutto a mano. È andata meglio così, assolutamente.

M: Io personalmente ho accettato quasi subito la cosa, l’ho trovata sensata per il tipo di fumetto. A parte la comodità nella gestione del lettering e la successiva leggibilità delle tavole stampate, penso che sia il font più adatto al prodotto finito: un lettering manuale avrebbe complicato la lettura e avrebbe reso il fumetto troppo “personale”. Probabilmente, il carattere digitale rende la storia meno grottesca, più coinvolgente e più credibile. Era già abbastanza assurdo tutto…

La cosa degli extra finali io l’ho trovato quasi geniale, comunque. Uno pensa di trovarsi, che so, uno storyboard, bozzetti preparatori e invece si ritrova una sorta di “meta-extra”. Com’è nata l’idea?

LP: In realtà gli storyboard e le bozze dovevano esserci, ma poi non ci piaceva l’idea che rendessero la storia un effettivo prodotto di Martoz e Palloni. La storia di Owen Theobart, come le altre storie che racchiude nei suoi libri, esiste da un’altra parte (l’intanto altrove del titolo) e abbiamo capito che extra “canonici” avrebbero disinnescato questo meccanismo. Ma l’idea degli extra “illustrazioni + postfazione” è stata di Ale.

M: L’idea è nata nel corso dei lavori. Entrambi avevamo delle idee al riguardo: il testo integrativo di Chester, a un certo punto, mi è sembrato così interessante da ritenerlo necessario. Ci tenevamo parecchio ad aggiungere questi contenuti extra, verso la fine della lavorazione abbiamo deciso di concretizzare la cosa prevedendone la presenza all’interno dell’impaginato.
A me affascinava parecchio l’idea che il lettore potesse entrare nel mondo di Owen a 360°, del resto è una cosa che si vede spesso. Ho immaginato le copertine dei libri di Owen, il set dei film ispirati ai suoi romanzi, le feste in piscina per i premi letterari ricevuti… Sono curiosità che rendono tridimensionale il mondo di Instantly Elsewhere.

Domanda finale che è più una mia curiosità: come hai creato la maschera di Oktakon, le due “divinità” che appaiono nelle pagg. 120 e 121? Hai cominciato a fare forme geometriche a caso oppure c’è un’ispirazione, un riferimento, qualcosa da qualche parte che le ricorda?

LP: Questa è importante, mi faccio da parte e lascio la risposta al disegnatore.

M: Non ricordo bene com’è andata, in genere non mi ispiro a nulla in particolare, ho fatto un impasto di necessità grafiche personali, cultura e geometria. Mi viene in mente che per uno degli dei, quello che sembra incappucciato o che ha semplicemente un rombo nero attorno alla testa, mi sono ispirato a una scena del Macbeth di Justin Kurzel. Per il resto, ho seguito le mie intuizioni su come immaginavo degli esseri superiori e ulteriori: si tratta di essere magici, spirituali, ultra-tecnologici o, semplicemente, irrimediabilmente misteriosi.
Per i supereroi la faccenda è diversa, mi sono ispirato a vari supereroi esistenti, ad esempio il Super #1 è simile a Megaloman. Nel caso di Oktakon penso di aver elaborato una geometria spigolosa che mi sembrasse adatta, però di non si tratta di “figure geometriche a caso”, non sono perciò semplici oggetti grafici. La geometria, mi viene in mente il cubo di Metatron, racchiude molteplici significati e ha una particolare energia visiva.

Copertina di Instantly Elsewhere

Instantly Elsewhere di Lorenzo Palloni e Martoz
Shockdom, Ottobre 2018
Volume a colori di 16 x 23, brossura
240 pagine per 25 €
Ebook disponibile al prezzo di 12,50 €

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